Era la notte dei primi giorni di Marzo, in un anno di guerra, quando i profumi e i rumori accentuavano il risveglio della natura, creando qualche attimo di distrazione al fato che aveva il compito di segnare il nuovo arrivato, che avrebbe occupato la terra.

Nell'alto colle di un paese, nel cuore di una terra che amo, la Calabria, a Pallagorio, è li che sono nata. Non so se in quel giorno la terra era baciata dal vento, come suggerisce il nome antico del mio paese, Puheriu, ma niente e nessuno toglie il privilegio di un così caro significato.

Mi chiamarono Giuseppina, dandomi il nome di una giovane zia, morta di spagnola nel 1919. Morì nell'età dei suoi diciotto anni e mia madre volle onorarmi con il suo nome.

Ero l'ultima dei cinque figli che mia madre aveva partorito e l'unica che stentava ad arrivare al mondo.

Credo profondamente nella "parte", quella che viene assegnata nel momento della nascita. "Ogni cosa arriva per qualcosa".

Crescendo, mostravo la forte ammirazione per le cose vere e il curioso desiderio di quelle belle.

Nel 1957, che era l'età dei miei quattordici anni mi trasferii a Firenze, presso la famiglia di mia sorella, iniziando così un percorso di vita opposto a quello che avrei vissuto nella mia terra. Nell'anno del 1977 iniziai a versare sulla carta i miei sentimenti per sottrarmi da una sofferenza che aveva iniziato a divorare le mie carni lasciando in evidenza le grosse costole.

Non ho titoli che diano merito ai miei scritti e poca memoria per ricordare ciò che studio. La mia arte è quella di ritrarre in momenti speciali vena autonoma ed essenzialità, l'eco, frutto dell'anima: grazia rivelata dal profondo del più puro sentimento.

Giuseppina Masci